La verità secondo Hermes

Teoremi sul segreto e la comunicazione

by / 21 Giugno 2022

originale, in francese, pubblicato in Analecta Husserliana, Volume XXII, 1987, 397-401.

Nel recensire Philosophies of Difference1, Graham Harman riconosce all’autore, François Laruelle, l’appartenenza alla tradizione contemporanea della “fine della filosofia”. Appartenenza d’altro canto paradossale, che è radicata in un atto di profonda ed estrema scissione dalla tradizione – tutta -, e che ripete e amplia la critica heideggeriana al pensiero occidentale. Un atto che, secondo la più segreta e implicita delle norme filosofiche, non può esimersi dal tornare alle origini. Tornare, quindi, in grembo alla grecità.

Introduzione alla traduzione inglese (A. R. Galloway)2

“La filosofia ha bisogno di una non-filosofia che la comprenda”, hanno scritto Gilles Deleuze e Félix Guattari3 nel pieno della loro maturità. Per non-filosofia essi non intendono semplicemente un ribaltamento generale del pensiero filosofico, ma si riferiscono all’opera di un loro connazionale in particolare, l’autore e autoproclamato “non-filosofo” François Laruelle. Nato nel 1937 e già professore all’Università di Parigi X-Nanterre, Laruelle ha elaborato per molti anni un progetto di “non-filosofia” che recentemente ha cominciato a ricevere attenzione nel mondo anglosassone. La non-filosofia si basa sul rifiuto di quella che Laruelle chiama la Decisione Filosofica: impegnarsi in quest’ultima significa sostenere la posizione secondo cui tutto e niente sarebbe candidato alla riflessione filosofica. Fare filosofia significa quindi riflettere sul mondo e, allo stesso modo, nell’atto stesso di filosofare, si fa necessariamente autoriflessione o metafilosofia. Non-filosofia significa rifiutare questa Decisione: rifiutarsi di riflettere sulle cose. Essa si sottrae quindi alla Decisione, entrando così in uno spazio che Laruelle chiama scienza. Come lo descrive John Mullarkey, Laruelle “si astiene dalla filosofia in quanto tale e al tempo stesso la prende come propria materia prima”4. Data l’utilità flessibile del metodo non-filosofico di Laruelle, egli ha potuto impegnarsi in una reinterpretazione ad ampio spettro del pensiero filosofico, sostituendo una serie di impostazioni e di strutture con le loro controparti non-filosofiche; seguendo il percorso tracciato da Laruelle si scoprono un non-Marx, un non-Deleuze, un non-Derrida. Sebbene il presente saggio non si occupi direttamente di non-filosofia, e quindi stia bene da solo, vengono tuttavia evidenziate tracce cruciali dell’approccio generale di Laruelle. In particolare, si potrebbe fare riferimento al suo interesse per l’immanenza radicale, evidente in questo caso nella sua evocazione di un Hermes “puro”, cioè di un Hermes non contaminato dai sofismi e dalle peregrinazioni dell’ermeneutica. Lo Hermes di Laruelle è un non-Hermes, colui che tocca la verità in quanto tale, senza il rischio di venire da essa ingannato, senza alcuna profondità metafisica e senza la nebbia del trasferimento semantico. L’obiettivo di Laruelle è di cortocircuitare il pensiero correlazionista associato all’ermeneutica, che spezza sempre a metà la verità, in: la verità e la sua comunicazione, o il segreto e la sua manifestazione. È necessario per noi invece, come scrive Laruelle, “portare i filosofi all’interno del segreto”, affinché possano perseguire una scienza rigorosa della verità.

***

1. Il modo di pensare unitario o dominante è quello di un’ermeneutica generalizzata, un’ermeto-logia. L’economia dell’ermetologia e la sua struttura più generale sono entrambe quelle di una differenza. La Differenza ermeto-logica è la correlazione indissolubile, l’adiacenza indimostrabile della verità e della sua comunicazione. Essa postula che la verità ha bisogno di significato, che il significato e la presenza – per quanto differenziati e ricercati – appartengono all’essenza della verità, e che il segreto e il logos – il segreto e la sua manifestazione – sono reciprocamente necessari e si determinano a vicenda.

2. Il circolo ermeto-logico è più profondo e originario del “circolo ermeneutico”. La Differenza ermeto-logica è un’invariante fondamentale, un modello per tutto ciò che si chiama “metafisica” in generale. È più potente delle sue modalità o dei suoi avatar, tra cui il conflitto ermeneutico delle interpretazioni, così come la critica testuale e significante all’interno dell’ermeneutica e tutte le possibili teorie della comunicazione. Il conflitto tra l’Essere e il Dasein, tra la verità e il significato dell’Essere è esso stesso una delle modalità di un conflitto più generale, quello tra il segreto – il supposto-segreto – e il logos. La Differenza ermetico-logica programma, pre-traccia e ordina teleologicamente tutte le sue modalità; ella è il loro confine, allo stesso tempo interno ed esterno, continuamente ridisegnato. 

3. La critica ermeneutica dei testi e della cultura è compiuta, come anche la critica testuale e significante all’interno dell’ermeneutica. “Compiuto” [terminée] non significa che questi conflitti cessino di fatto – sono invero interminabili – ma che ora sappiamo che sono essenzialmente interminabili. La Differenza Ermeto-logica in generale è inibita o impantanata dai suoi stessi conflitti senza fine, e il conflitto ermeto-logico si deteriora a partire dalla sua stessa illimitata efficacia. Ciò conduce a un disinvestimento generale, a un’indifferenza crescente verso queste lotte interminabili, un’indifferenza che si combina con la passione per il conflitto che è la caratteristica specifica dell’Hermes unitario, per quanto differenziato, differenziale o differenziabile. Questa maligna indifferenza non è ancora l’unilateralizzazione dell’ermetologia.

4. Accanto allo Hermes unitario e autoritario, c’è un altro Hermes. Egli determina l’essenza della verità come segreto, ma un segreto che per esistere e farsi conoscere non ha bisogno della luce del logos, dei trucchi del significato, delle strategie dell’interpretazione, degli orizzonti del Mondo o delle forme trascendenti dell’apparenza. La verità come segreto esiste autonomamente prima dell’orizzontalità dell’apparenza. Il segreto gode di una assoluta precedenza sull’interpretazione; è esso stesso l’Ininterpretabile a partire da cui si annuncia un’interpretazione. Esso è l’invisibile che non è mai stato visibile perché si sa fin dall’inizio che è invisibile. L’essenza del segreto non risiede in una rottura o in un ridisegno che delimita la presenza attraverso una sorta di ritiro o “retrocessione”. Il fatto che il segreto non sia mai apparso nell’orizzonte della presenza è semplicemente un effetto, l’effetto della sua essenza positiva.

5. La definizione trascendentale del segreto, cioè la sua definizione reale, e non anche quella nominale o ideale, è la seguente: il segreto è la forma rigorosamente non riflessa della verità che, data a se stessa, non dà nulla di sé e non riceve nulla di sé se non la modalità in cui si dà. Questo è possibile solo se si tratta dell’Uno o dell’Indivisione, il Senza-divisione, che si dà a se stesso nella sua modalità specifica, cioè indivisibile. Il segreto è la veritas transcendentalis stessa che si dà come finita.

6. Il segreto è la verità quando non ha più bisogno di uscire da sé ed essere per sé, quando è se stessa restando in sé. È inalienabile all’interno di una presenza o di una trascendenza, di un’alterità o di un nulla. Il segreto è index sui prima di qualsiasi indicazione; non è mai emerso alla luce di un logos. È un dato immediato trascendentale, un immediato assolutamente pre-dialettico e pre-differenziale, pre-hegeliano o pre-heideggeriano. Il segreto è (la sua) non-posizionalità, è irriflesso; non raggiunge mai una coscienza, o svanisce quando lo fa.

7. Il segreto come essenza non è mai stato il predicato di un sapere; è un’essenza che non è mai stata in generale un predicato. L’essenza trascendentale del segreto impedisce che esso faccia parte dell’ignoranza o della conoscenza empirica che si potrebbe poi bandire nella trascendenza del silenzio o dell’oscurità. Piuttosto, è questo silenzio o questa oscurità quando questi sono assolutamente privi di trascendenza, ma non di positività. Il segreto non contiene in sé alcun frammento di Mondo, di Storia, di Senso, eccetera; per questo è inalienabile.

8. L’occultismo e l’ermetismo sono per la verità ciò che il misticismo è per questo nucleo mistico “ordinario”: una falsificazione, razionale in ultima istanza, dell’essenza della verità. È l’ermeto-logia che ha abbandonato il segreto alle vergognose “scienze occulte”. Poiché c’è un segreto, non c’è mistero: il segreto non è misticismo, ma la mistica ordinaria o umana. La disciplina dedicata alla verità e alla sua essenza di segreto è l'”ermetica”. Noi opponiamo l’ermetica finita della verità alla sua unitaria ermetologia.

9. Non si rivela mai il segreto, la sua essenza inalienabile: si rivela soltanto la sua rivelazione, che si annuncia essa stessa. Questo è il principio di una critica radicale, dualista, di tutto il pensiero che potrebbe presentarsi come fenomenologia. Non ha senso riportare l’ermeneutica o la fenomenologia alle loro condizioni di possibilità, ad esempio all’aletheia. Questi non sono che gli effetti di superficie del sistema della Differenza ermeto-logica. L’essenza del segreto non sa nulla del gioco del velare e del rivelare, della struttura della differenza in generale. È l’Uno, inteso in modo assolutamente immanente e finito; esclude il gioco dell’Essere, e il gioco in generale.

10. Meditare sull’essenza dell’Essere, sull’oblio dell’Essere, è un compito che ha perso il senso dell’urgenza. Si è impantanato e si sta deteriorando nella sua stessa efficacia. Ciò che bisogna fare ora, piuttosto, è meditare sull’essenza dell’Uno e sul fatto che è stata dimenticata dall’Hermes greco-occidentale, unitario e conflittuale. Ma con questa seconda mediazione pare non esserci più lo stesso tipo di urgenza o di dimenticanza come nel caso dell’Essere.

11. Per evitare accuse di incoerenza e di non realtà, di nichilismo reale, l’ermeneutica e in generale l’ermeto-logia postulano, senza saperlo o negandolo, l’essenza ermetica della verità, un’esperienza assoluta o finita della verità. La postulano come qualcosa di diverso da un semplice limite di indivisione o indecisione alla strategia del senso e al gioco delle interpretazioni, un limite si limiterebbe a essere tutt’uno con il conflitto delle interpretazioni.

12. Pur postulando una verità finita, l’ermetologia in generale nega la verità nella sua essenza, la lascia indeterminata o non pensata. Questo perché considera il segreto dalla prospettiva, o attraverso il prisma, del significato. L’ermetologia unitaria e dominante abbandona l’essenza della verità, un’essenza che confonde con i suoi effetti di verità, che pone al servizio dell’Essere e che consuma in vari compiti riflessivi, o di produzione di senso, testuali, o culturali. La condizione di possibilità per l’appropriazione ermetologica della verità è l’oblio attivo, il rifiuto, da parte dell’ontologia e delle decostruzioni dell’ontologia, dell’Uno nella sua essenza.

13. Non si tratta di introdurre la nozione di segreto nella filosofia, ma di introdurre la filosofia al segreto e all’esperienza ermetica della verità, e così facendo rovesciare i presupposti, i fini, lo stile e le operazioni della filosofia: rendere partecipi i filosofi “del segreto”, sostituire agli ermeneuti e agli ermetologi in generale un nuovo gruppo che chiameremo “ermetisti”, cioè individui finiti o ordinari e come tali soggetti (della) rigorosa scienza della verità.

14. Il primo Hermes rappresenta l’antica alleanza tra verità e significato. Il secondo Hermes non è certo una nuova alleanza; è l’affermazione che nessuna alleanza è possibile, che la verità non ha bisogno del significato, anche se il significato ha bisogno della verità, che le relazioni sono tra loro strettamente unilaterali o irreversibili, che non sono reversibili come postula la Differenza. Tra i due Hermes non c’è conflitto, non c’è guerra, e forse nemmeno un “dialogo”.

15. Il segreto non ha bisogno di comunicazione per essere ciò che è, per essere conosciuto e per essere “oggetto” di una scienza rigorosa. Ma la comunicazione ha bisogno del segreto per essere ciò che è. Tra il segreto e la comunicazione non esistono che rapporti di determinazione unilaterale, asimmetrici o irreversibili. Il segreto, essendo radicalmente finito, ha una sua propria modalità di comunicazione: da un lato, attraverso un altro segreto; dall’altro, nella misura in cui il segreto, nella sua radicale finitudine, determina i giochi comunicazionali in ultima istanza. Tale determinazione è l’unico modo in cui il segreto può essere comunicato al Mondo e agire sulle reti di comunicazione senza attraversarle o prenderne in prestito i canali.

16. Il filosofo unitario (il filosofo dell’Essere e poi della Differenza) è sempre stato un rappresentante, un emissario, e funzionario del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni; messaggero e decodificatore della Differenza ermetologica; agente dell’ingegno postale. Egli sfrutta la confusione, l’ambiguità del segreto e della censura. Quasi tutti i filosofi sono stati i fattorini della verità, e hanno dirottato la verità per ragioni che non hanno a che fare con il segreto, ma con la censura autoritaria. Significato, sempre più significato! Informazione, sempre più informazione! Tale è il mantra della Differenza ermetico-logica, che mescola insieme verità e comunicazione, reale e informazione. La versione più estrema di questa ambiguità ermeto-logica è il principio hegeliano e nietzscheano: il reale è comunicazionale, il comunicazionale è reale. È nell’onnipresente effettualità della comunicazione che la stessa ermeto-logia si deteriora.

17. Se c’è un’urgenza, non è quella di cercare di migliorare il dialogo e la trasparenza della comunicazione. Con l’eccesso di comunicazione si producono opacità e inibizione, che sono un effetto perverso dell’ermetologia. Piuttosto, il compito dell’ermetista è quello di trasformare la decisione della comunicazione, la decisione del significato e dell’interpretazione, nei dati immediati dell’Uno o del Non-interpretabile, in un’esperienza pre-ermetologica che in ultima istanza determina la comunicazione.

Université de Paris X-Nanterre


  1. Traduzione a cura di Rocco Gangle (2010) di F. Laruelle, Les Philosophies de la différence: Introduction critique, Presses Universitaire de France, Paris, 1986
  2. “The Truth According to Hermes: Theorems on the Secret and Communication”, Parrhesia, 9, 2010, 18-22
  3. G. Deleuze e F. Guattari, Qu’est-ce que la philosophie? Éditions de Minuit, Paris, 1991, 218
  4. John Mullarkey, Post-continental Philosophy: An Outline, Continuum, London, 2006, 133
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