Thacker

12 Frammenti sul Nichilismo

by / 25 Gennaio 2021

1. Ciò che segue è il risultato di un evento tenutosi presso la New School nella primavera del 2015. Si è trattato di un evento sul nichilismo (per quanto strano possa sembrare). Ammetto di essere stato un po’ costretto a farlo. Do la colpa agli organizzatori. Un espresso, una buona conversazione, qualche risata ed eccomi lì. All’inizio, mi accennano qualcosa sull’organizzazione di un evento sul nichilismo in relazione alla politica e al Medio Oriente. Io dico loro che in realtà non ho niente da dire sul Medio Oriente – o, per quel che vale, sulla politica – e sul nichilismo: non è forse la scelta più consona, non dirne nulla? Ma loro continuano: non dovrò preparare nulla, posso presentarmi e basta, e l’evento è dopo la fine della lezione, a un isolato di distanza, e dopo si fa cena… Come posso dire di no?

    Come posso dire di no…

2. Sebbene gli ultimi quaderni di Nietzsche contengano molti commenti acuti sul nichilismo, una delle mie citazioni preferite proviene dal suo primo saggio Su verità e menzogna in senso extramorale. So che questo saggio è, per molti versi, eccessivamente elaborato, troppo studiato. Ma non mi stanco mai del suo brano d’apertura, che recita:

In qualche remoto angolo dell’universo, riversato e scintillante in innumerevoli sistemi solari, c’era una volta una stella su cui animali intelligenti inventarono la conoscenza. Quello fu il minuto più altero e mendace della “storia del mondo” – cionondimeno, fu solo un minuto. Dopo che la natura aveva fatto qualche respiro, la stella si raffreddò e gli animali intelligenti dovettero morire.

Si potrebbe inventare una tale favola, e non si sarebbe ancora sufficientemente illustrato quanto miserabile, quanto oscuro e volubile, quanto senza meta e arbitrario, l’intelletto umano appaia in natura. Ci sono state eternità prima della sua esistenza; e quando quell’esistenza sarà nuovamente riconsegnata all’oblio, non sarà successo nulla. Perché questo intelletto non ha più alcuna missione che vada oltre la vita umana. È umano, e solo il suo proprietario e creatore gli conferisce una tale importanza, come se il mondo gli ruotasse intorno.

Il passaggio evoca una sorta di soggezione impersonale, un freddo razionalismo, una funzione statica. Alla fine degli anni Quaranta, il filosofo giapponese Keiji Nishitani riassumeva la favola di Nietzsche in termini diversi. «La visione antropomorfa del mondo», scrive, «secondo la quale l’intenzione o la volontà di qualcuno sta alla base degli eventi del mondo esterno, è stata totalmente confutata dalla scienza. Nietzsche ha voluto cancellare le ultime vestigia di questo antropomorfismo applicando la critica anche al mondo interiore».

Sia Nietzsche che Nishitani indicano l’orizzonte del nichilismo – la granularità dell’umano.

3. Per Nietzsche al centro del nichilismo c’è un duplice movimento: i valori più alti di una cultura si svalutano e non c’è nulla che li sostituisca. E così si apre un abisso. Dio è morto, lasciando un vuoto strutturale, un trono vuoto, una tomba vuota, alla deriva nello spazio vuoto.

Ma dobbiamo anche ricordare che, quando Zarathustra scende dalla montagna per fare il suo annuncio, nessuno lo sente. Pensano che sia solo il gruppo d’apertura dello spettacolo. Sono tutti in attesa dell’esibizione del funambolo, ovviamente molto più interessante. Il nichilismo è un melodramma o è una commedia? O, forse, è qualcosa di intermedio, una tragicommedia?

4. Ho inviato un’e-mail ad un collega riguardo a varie cose, tra cui il nostro interesse condiviso per i concetti di rifiuto, rinuncia e rassegnazione. Gli accenno che sto finendo un libro intitolato Infinite Resignation. Mi risponde che c’è sorprendentemente poco sulla rassegnazione come concetto filosofico. L’unica cosa che trova è un libro intitolato evocativamente The Art of Resignation 1 – solo per scoprire che è un libro di auto-aiuto su come lasciare il proprio lavoro.

Io rido, ma segretamente mi chiedo se dovrei leggerlo.

5. Noi non viviamo – noi siamo vissuti. Che cosa dovrebbe essere una filosofia per iniziare da questo, invece di arrivare a questo?

 6. «Sei un nichilista?»

    «Non quanto dovrei esserlo».

7. Facciamo un torto a Nietzsche, se lo reputiamo responsabile per la morte di Dio. Gli è solo, invero, capitato di trovarsi sulla scena del crimine; gli è capitato di trovarsi fra le mani il cadavere. In realtà, non si è trattato neanche di omicidio – è stato suicidio. Ma come ha fatto Dio a porre fine alla propria esistenza?

8. Con una procedura che non capisco, gli scienziati stimano che il pianeta sia in grado di sostenere una popolazione di circa 1,2 miliardi di persone – anche se attualmente siamo oltre 7 miliardi. Uno squallore di questa portata è difficile da concepire, anche per un nichilista.

9. Trovo che i quaderni di Nietzsche degli anni Ottanta del XIX secolo siano un luogo affascinante di sperimentazione circa il problema del nichilismo. Il risultato dei suoi numerosi appunti è che la via oltre il nichilismo risulta passare attraverso di esso.

Ma lungo la strada, egli [Nietzsche] salta e cade, corre e inciampa. È a turno analitico e poi sbadato; usa argomentazioni serie, e poi brutte battute; pone domande senza risposta e problemi senza soluzioni; crea tipologie, un intero bestiario della negazione: nichilismo radicale, nichilismo perfetto, nichilismo completo o incompleto, nichilismo attivo o passivo, nichilismo romantico, nichilismo europeo, e così via…

Nietzsche sembra così acutamente consapevole della fecondità del nichilismo.

10. È difficile essere un nichilista fino in fondo – Alla fine il nichilismo deve, per definizione, minare se stesso. O adempiersi.

11. Intorno al 1885 Nietzsche scrive nel suo quaderno: «Sta nascendo l’opposizione tra il mondo che veneriamo e il mondo che viviamo – che siamo. Rimane per noi l’abolizione della nostra riverenza, o di noi stessi».

12. Se davvero viviamo nell’Antropocene, sembrerebbe sensato inventare forme di discriminazione che siano adeguate ad esso. Forse dovremmo eliminare ogni forma di razzismo, sessismo, classismo, nazionalismo e simili, a favore di un nuovo tipo di discriminazione – quella di specismo. Un disgusto della specie, che noi stessi siamo stati abbastanza intelligenti da pensare. Un disgusto specifico della specie, che potrebbe anche essere l’apice della specie. Io disprezzo, quindi sono. Ma non è forse ancora troppo utile avanzare tale prospettiva con così buona coscienza?

La stanchezza della fede. L’incredulità dei fatti.

  1. Resignation, come in italiano, può essere sia inteso come adattamento lascivo a certe condizioni esterne (rassegnarsi a qlcs., rassegnarsi al volere di qlcn.), sia offrire rinuncia a un incarico (rassegnare le proprie dimissioni)
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